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sono io, con i miei pregi e con i miei difetti. Con la mia atavica pigrizia e la mia inesauribile voglia di fare. Con il BED sempre con il fiato sul collo e un occhio alla bilancia. Ma comunque sorrido, perchè sono sempre io ... Marilena
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mercoledì, 06 febbraio 2008
commenti
Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via
Ma cambierà stagione
ci saranno nuove rose

E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia
Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo
troppo coraggiosi e
fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto

Ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia
Ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto
quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà

questo nodo lo sciolga il sole
come sa fare con la neve


Ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola poesia
Ci sarà
e forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per te solo per te
per te ...

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lunedì, 28 gennaio 2008
commenti

Ti dedico questa cosina che ho trovato su un blog e che ho pensato fosse fatto proprio per te ... Beh, quando preparavo gli esami io era proprio così che mi sentivo! Un augurio a te, bassista, che tu riesca a sorridere anche in momenti che ti sembrano neri come la pece ...

 

LO SPIRITO DEL PINGUINO

[...] Sono stati simili i passaggi dei vari stati d'animo prima dell'esame.

Una settimana prima: menfreghismo inattivo ma con primi accenni di senso di colpa.

Cinque giorni prima: menefreghismo attivo il minimo indispensabile per andare in pausa. Lo studio è un breve spazio tra una pausa e l'altra.

Tre giorni prima: come sopra ma con maggiore senso di colpa.

Due giorni prima: C'è più studio tra una pausa e l'altra, senso di colpa e preoccupazione a mille

Il giorno prima: il primo giorno in cui si studia sul serio. Nosatalgia della vita normale, della libertà di cazzeggio nel (poco) tempo libero. Convinzione che non si potrà mai essere preparati al 100% e quindi razionale ripiegamento su una preparazione a "macchia di leopardo" (non so tutto ma quello che so lo so bene).

Il giorno stesso (ipotesi dell'esame serale). Rapido susseguirsi dei seguenti stati d'animo:

1) Panico (sicurio che farò un casino).  

2) Voglia di autoflagellazione (detta anche sindrome del "Ah, se avessi studiato sempre come ieri e oggi ..."). 

3) Rassegnazione (smetto di studiare tanto me bocciano) - convinzione che la preparazione a macchia di leopardo è in realtà una preparazione a macchia di cane Dalmata appena nato (che non ha macchie).

4) Messa delle mani avanti in salsa psicoanalitica. Ossia: non devo proiettare me stesso su quest'esame e cadere nalla trappola del giudizio ontologico: quindi se mi bocceranno significherà che mi sono impegnato poco, non che io sono un coglione. 

5) Barlume di speranza (mah ... in definitva qualcosa lo so) In genere è causato da quattro cose che finalmente riesco a ripetere senza sbirciare.

6) Attacco di razionalità (mi gioco le mie carte e poi vada come vada).

7) Autocompiacimento (però molte cose me le ricordo)

8) Delirio di onnipotenza (SO  TUTTOOOOOOOO!)

9) Ritorno alla realtà (molte cose non le so e mi deve dire culo ... vediamo che succede)

Pensando al punto sub 9) vado sul luogo stabilito: Che belle sensazioni... le avevo quasi dimenticate: scoprire compiaciuto che qualcuno è preparato meno di te, la complicità che si instaura di botto con persone che per tutto il corso non hai cagato di striscio e che dopo l'esame tornerai a non cagare di striscio (Ma non è ipocrisia, è lo spirito dei pinguini che quando hanno freddo si avvicinano l'un l'altro per stare caldi, chi li vede da fuori pensa che ci sia affetto, ma è solo calore).  Il maldestro tentativo fatto da alcuni di farsi dire le domande da uno dei maestri (tra l'altro mia cugina, la quale ha commentato: ho fatto 5 anni di yoga ho imparato quanto sia bello il silenzio in certi casi). Il solito furbetto che va al bagno e ci resta un quarto d'ora (dissenteria o foglietti?) e poi inizia l'esame e scopri che è divertente. E non solo è divertente, ma più sono difficili le domande e più ti diverti (oltre a smadonnare in aramaico antico, chiaro). E alla fine, la stupida sensazione, almeno nel mio caso, che comunque vada finire non era poi una cosa così importante.

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sabato, 12 gennaio 2008
commenti (4)
Odio le fini e gli inizi.
Io non sono capace né di finire né iniziare.
Me la cavo egregiamente a continuare, ad aspettare, a tirare avanti, a stare nel mezzo.
Ma nei punti di rottura  inciampo, mi faccio male e non so mai se riuscirò a rialzarmi.
Questo è uno di quei momenti ...
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