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Una settimana prima: menfreghismo inattivo ma con primi accenni di senso di colpa.
Cinque giorni prima: menefreghismo attivo il minimo indispensabile per andare in pausa. Lo studio è un breve spazio tra una pausa e l'altra.
Tre giorni prima: come sopra ma con maggiore senso di colpa.
Due giorni prima: C'è più studio tra una pausa e l'altra, senso di colpa e preoccupazione a mille
Il giorno prima: il primo giorno in cui si studia sul serio. Nosatalgia della vita normale, della libertà di cazzeggio nel (poco) tempo libero. Convinzione che non si potrà mai essere preparati al 100% e quindi razionale ripiegamento su una preparazione a "macchia di leopardo" (non so tutto ma quello che so lo so bene).
Il giorno stesso (ipotesi dell'esame serale). Rapido susseguirsi dei seguenti stati d'animo:
1) Panico (sicurio che farò un casino).
2) Voglia di autoflagellazione (detta anche sindrome del "Ah, se avessi studiato sempre come ieri e oggi ...").
3) Rassegnazione (smetto di studiare tanto me bocciano) - convinzione che la preparazione a macchia di leopardo è in realtà una preparazione a macchia di cane Dalmata appena nato (che non ha macchie).
4) Messa delle mani avanti in salsa psicoanalitica. Ossia: non devo proiettare me stesso su quest'esame e cadere nalla trappola del giudizio ontologico: quindi se mi bocceranno significherà che mi sono impegnato poco, non che io sono un coglione.
5) Barlume di speranza (mah ... in definitva qualcosa lo so) In genere è causato da quattro cose che finalmente riesco a ripetere senza sbirciare.
6) Attacco di razionalità (mi gioco le mie carte e poi vada come vada).
7) Autocompiacimento (però molte cose me le ricordo)
8) Delirio di onnipotenza (SO TUTTOOOOOOOO!)
9) Ritorno alla realtà (molte cose non le so e mi deve dire culo ... vediamo che succede)
Pensando al punto sub 9) vado sul luogo stabilito: Che belle sensazioni... le avevo quasi dimenticate: scoprire compiaciuto che qualcuno è preparato meno di te, la complicità che si instaura di botto con persone che per tutto il corso non hai cagato di striscio e che dopo l'esame tornerai a non cagare di striscio (Ma non è ipocrisia, è lo spirito dei pinguini che quando hanno freddo si avvicinano l'un l'altro per stare caldi, chi li vede da fuori pensa che ci sia affetto, ma è solo calore). Il maldestro tentativo fatto da alcuni di farsi dire le domande da uno dei maestri (tra l'altro mia cugina, la quale ha commentato: ho fatto 5 anni di yoga ho imparato quanto sia bello il silenzio in certi casi). Il solito furbetto che va al bagno e ci resta un quarto d'ora (dissenteria o foglietti?) e poi inizia l'esame e scopri che è divertente. E non solo è divertente, ma più sono difficili le domande e più ti diverti (oltre a smadonnare in aramaico antico, chiaro). E alla fine, la stupida sensazione, almeno nel mio caso, che comunque vada finire non era poi una cosa così importante.
